Sull’importanza odierna di Sismondi

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   retrato de Sismondi

     L’Europa sta vivendo una crisi sociale ed economica – dovuta alle misure d’austerità finanziaria – simile a quella che, circa vent’anni fa, avviò le trasformazioni dell’America-Latina.

     Vi sono oggigiorno 10 nazioni latino-americane i cui governi, se da un lato si proclamano in qualche modo socialisti, dall’altro si astengono dall’abbracciare il marxismo, in quanto le loro società sono fondate sulla proprietà privata. Tutti questi sono – parafrasando Pirandello – tanti movimenti politici, in Europa ed in America, “in cerca d’Autore”.

     È per questo che Sismondi – filosofo cosmopolita, nato a Ginevra nel 1773 – appare oggi come un pensatore assolutamente di rilievo. Fu infatti il primo a riconoscere le ingiustizie ed i rischi della Rivoluzione industriale, ed il primo a trovarne dei rimedi all’interno del sistema di produzione capitalistico. Nei suoi Nuovi Principi di Economia Politica (1819), Sismondi usò l’antico termine latino “proletario” – più tardi ripreso da Marx – per indicare coloro il cui triste compito era quello di garantire lavoratori per discendenza.

     Critico verso David Ricardo, Sismondi fece notare quanto fosse sciocco fare profitti a spesa dei salari, perché sono necessari buoni salari per mantenere il mercato dei consumi. Sono considerazioni che anticipano ciò che Keynes affermerà 100 anni dopo.

     Fu Sismondi il primo a chiedere un intervento del governo per tutelare i lavoratori dagli abusi dei proprietari; a parlare per primo di lotta di classe, a evocare l’idea d’un salario minimo e anche a prevedere che il mercato – come unico arbitro – avrebbe portato a cicliche crisi economiche. Lui, che criticò Ricardo e Say – entrambi a favore dalla sovrapproduzione – parlò di come questa falsi il rapporto tra l’utilità dei beni ed il loro valore di scambio. Questa distorsione crea infatti un effetto di bolle di sovrapproduzione, simile a quello che osserviamo oggi. Sismondi mise in guardia anche contro l’emissione illimitata di valori da parte delle banche, mostrando come ciò potesse condurre al fallimento. Ben in anticipo sui tempi, menzionò particolari vincolati alla globalizzazione economica, quali “l’economia di quantità globali” e gli  “sbilanciamenti globali tra entrate, spesa e produzione.”

     In disaccordo con Malthus, Sismondi credette alla capacità della produzione agricola di sopperire al fabbisogno alimentare della popolazione mondiale. Si preoccupò invece della disoccupazione che sarebbe scaturita dall’inevitabile applicazione del progresso tecnologico e scientifico alla produzione manifatturiera e dichiarò che i vantaggi apportati dalle macchine avrebbero dovuto essere equamente condivisi tra proprietari e lavoratori.

     Sismondi sarebbe stato molto più influente nel processo di risoluzione dei problemi socio-economici e politici sin dal diciannovesimo secolo, se Marx non lo avesse etichettato come un “socialista piccolo-borghese” nel Manifesto del Partito Comunista (1848), prima di copiare più tardi molte sue idee ed il suo metodo di analisi dinamica in Il Capitale. Critica dell’economia politica (1867).

     Sismondi fu anche un grande storico delle istituzioni e delle libertà comunali: sarebbe molto utile riconsiderare gli studi in cui analizza diversi modelli costituzionali, specialmente in questi giorni di mancanza generale di fiducia nella politica e nelle attuali forme istituzionali governative.

     Così Sismondi ci appare un formidabile pensatore del diciannovesimo secolo, molto in anticipo rispetto alla sua epoca e le cui idee potranno essere estremamente utili nel ventunesimo secolo.

Ginebra